Santo cielo

Tiziano!
Affidabilità zero, ci avrei scommesso.
Che poi fammi il piacere di dire le cose come stanno, siam fratellastri, ecco.
Comunque l’esperienza nei boschi è stata anche interessante ma ora son tornato sui miei passi e son qua di nuovo.

‘Scolta, Tiziano, lascia stare, veh, ricomincio io, che te hai mille pensieri, per la testa, e l’ultimo degli ultimi è scrivere le cose qua dentro.

Non so, se c’è ancora qualcuno, qua nei dintorni -anche se è passato del gran tempo e forse crederci è un po’ azzardato- mi farebbe anche piacere che si facesse sentire (nello specifico, Michela, mi starei rivolgendo a te).

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Si scrive perché ce n’è di bisogno, per se stessi, intendo.
Da leggere ce ne sarebbe poi già abbastanza ma ci son delle volte che vien voglia di metter giù delle parole anche noi.

Poi invece capita che non si riesca a farlo con costanza (e Costanza, spesso ci rimane di un male) e si finisce a fare tutt’altro.

Beh, ecco, questo per dire che Cecilio è partito, ha detto che voleva andare a vedere il Canada. C’è andato e non è più tornato indietro, ha trovato lavoro come boscaiolo, e mi dice sempre che sta proprio bene nei boschi.

Una delle volte che ci siam sentiti, gli ho chiesto perché non raccontava qualcosa qua dentro, di quello che gli capita là ma ha detto che non gli va: non ha nemmeno il telefono, dov’è adesso, figurarsi il computer. E allora mi fa: “Puoi farlo tu, se vuoi. A scrivere  sei meglio di me, lo dicevano sempre anche le maestre.”

Allora gli ho risposto che sì, ci provo io. Non so, vediamo.

Tiziano Cribolin (fratello di Cecilio)

 

Aside

Danze

Le feste in piazza -che poi si poteva dir in piazza una volta, quando ci si trovava davvero in mezzo al paese, sul sagrato della chiesa, mentre ora ci si è spostati nei prati, dove le case si diradano lasciando posto alla campagna e poi alle prime colline- non finiscono con la bella stagione.
Ci sono i funghi, poi le castagne e quando non è qualche frutto di stagione è la semplice necessità di stare insieme e fare un po’ di baldoria.

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casa nuova

Si decide di partire,  A Volte. È un pezzo che aspetto ma non si vede mica più nessuno, in giro. È bello essere ospiti ma quando il padrone di casa, dopo averti accolto, dice che esce a far la spesa e non fa più ritorno, allora ci si sente un po’ strani a restar lì, in casa d’altri e non si sa bene come comportarsi. Allora, in fondo al giardino, ho visto che le macchie di rovi partono a seguire il crinale della collina, tenendosi poco più sotto e a tratti un po’ si diradano. In una di queste radure ho tirato su questa dependance. Da qua vedo ancora bene le finestre della casa e faccio presto anche ad andare a bagnar le piante sul terrazzo e a tener via la polvere e le erbacce.
La dependance sembra un po’ andare alla deriva, vista dal giardino, anche se le macchie di rovi paiono trattenerla e, complice il vento, sembrano danzare tutto intorno: derivanze mi sembrava rendesse bene l’idea.
Senza impegno, chi vuol entrare è benvenuto.

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